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Faceva
caldo quel venerdì. Così Joseph e Diana andarono a rinfrescarsi
nella piscina all'aperto "Dott. Petzold", la preferita dai
giovani. Joseph era fiero di avere appena imparato a nuotare e non
aveva dimenticato di portare con sé gli occhiali da nuoto per
proteggersi dal cloro. Diana si era tuffata per prima. Joseph stava
per seguirla, quando un gruppo di skiheads prende d'assalto la piscina
al grido di "morte allo straniero". Dopo qualche insulto
gettato là per riscaldarsi, in quattro o cinque afferrano il
bambino e iniziano a picchiarlo a sangue con pugni di ferro e calci
tirati con gli anfibi. Colpi alla testa e al ventre. Joseph grida
aiuto, mentre un altro gruppo blocca Diana per impedirle di cercare
soccorsi o chiamare la polizia. Tra i 250 bagnanti chi gioca, chi
si spalma la crema, chi parla, chi legge, chi nuota. Nessuno ha visto
niente. Bagnini e sorveglianti come se fossero scomparsi dalla circolazione.
Al culmine del rito obbligano Joseph a ingurgitare da una lattina
della birra mischiata a del sedativo, poi lo gettano in acqua. Stordito
e piegato dal dolore Joseph tenta con le ultime forze di risalire
a galla ma tre di loro - due ragazzi e una ragazza - si tuffano per
tenergli sotto la testa. Morte per annegamento dovuta a incidente.
Il 7 maggio il caso
fu chiuso.
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